Parametro, unità e data: leggi l’analisi della tua zona
Per i PFAS nell’acqua potabile, al 22 ottobre 2026 in Italia sono già applicabili due valori nazionali: 100 ng/L per la somma di PFAS e 20 ng/L per la somma di quattro PFAS. Sono parametri distinti, da leggere separatamente. Per il TFA, invece, la scadenza nazionale di adeguamento è nel gennaio 2027.
Un valore trovato online diventa utile quando sai a quale parametro, unità, data e zona si riferisce. Qui vediamo il calendario, dove cercare le analisi del gestore e come leggerle, comprese le indicazioni “minore di”. Il punto di partenza è il documento pertinente alla propria fornitura, insieme agli eventuali avvisi ufficiali.
In questo articolo
- 1. PFAS e acqua potabile: di che cosa parliamo
- 2. Limiti PFAS: il calendario italiano 2026–2027
- 3. Somma di PFAS e somma di quattro: come distinguerle
- 4. Dove trovare le analisi dell’acqua della propria zona
- 5. Come leggere il rapporto: unità, data e segni “minore di”
- 6. Perché una mappa non descrive ogni rubinetto
- 7. Controlli e avvisi ufficiali: a chi rivolgersi
- 8. Bollitura e filtri: cosa verificare prima di intervenire
1 PFAS e acqua potabile: di che cosa parliamo
PFAS è la sigla delle sostanze perfluoroalchiliche e polifluoroalchiliche: una famiglia molto ampia di composti. L’Agenzia europea dell’ambiente ne evidenzia la persistenza ambientale e le differenze tra gruppi di sostanze. Per questo, scrivere soltanto “PFAS presenti” non basta a descrivere un’analisi: occorre sapere quali molecole sono state cercate e in quale quantità.
Qui il riferimento è l’acqua destinata al consumo umano in Italia. Per chi è allacciato all’acquedotto, il percorso parte dai dati del gestore. Con un pozzo privato servono informazioni sulla propria fonte: il rapporto della rete pubblica non descrive automaticamente quel pozzo.
Attenzione anche alla parola “bottiglia”. Le acque minerali naturali riconosciute hanno una disciplina distinta e sono escluse dal decreto sull’acqua potabile; non tutte le acque confezionate appartengono però a quella categoria. Lo chiarisce il campo di applicazione aggiornato del D.Lgs. 18/2023. La tabella seguente non va quindi trasferita indiscriminatamente a ogni acqua in vendita.
2 Limiti PFAS: il calendario italiano 2026–2027
Il quadro deriva dal D.Lgs. 18/2023, corretto dal D.Lgs. 102/2025 e dalla legge di bilancio 2026. I valori dell’Allegato I vanno letti insieme alle disposizioni sulle scadenze e al rinvio selettivo dei commi 622–623 della Legge 199/2025.
| Parametro | Valore | Adeguamento entro | Controllo obbligatorio dal |
|---|---|---|---|
| Somma di PFAS | 0,10 µg/L = 100 ng/L | 12 gennaio 2026 | 13 gennaio 2026; elenco completo dopo la transizione di luglio |
| Somma di 4 PFAS | 0,02 µg/L = 20 ng/L | 12 luglio 2026 | 13 luglio 2026 |
| Acido trifluoroacetico, TFA | 10 µg/L = 10.000 ng/L | 12 gennaio 2027 | 13 gennaio 2027 |
Le date del 12 e del 13 indicano passaggi diversi: prima il termine per adeguarsi, poi l’avvio dell’obbligo di controllo previsto dalla disposizione. Il TFA ha già un valore stabilito, ma la sua scadenza nazionale è nel 2027: non va presentato come un obbligo già scattato nell’ottobre 2026.
Il correttivo ha eliminato il parametro “PFAS-totale”. Il valore di 500 ng/L che si incontra in altri riepiloghi non è un ulteriore limite italiano vigente da aggiungere a questa tabella. Per le due somme, l’autorità sanitaria può inoltre adottare valori più restrittivi nelle circostanze territoriali previste dalla norma.
3 Somma di PFAS e somma di quattro: come distinguerle
L’elenco italiano dell’Allegato III comprende 30 sostanze. Nella prima fase del 2026 sei molecole della famiglia ADV erano temporaneamente escluse dal conteggio: si consideravano quindi 24 sostanze. Terminata la transizione di luglio si applica l’elenco completo. Il numero indica le sostanze della lista, non quante ne siano state effettivamente trovate nel campione.
I controlli sulle sostanze elencate, i punti di prelievo e le frequenze tengono conto delle valutazioni del rischio previste dalla norma. Il parametro può comprendere anche PFAS supplementari rilevanti per il territorio.
La somma di quattro comprende PFOA, PFOS, PFNA e PFHxS, già inclusi nella somma ampia. Il limite di 20 ng/L riguarda il loro insieme, non ciascuna molecola. I due risultati vanno confrontati separatamente con le rispettive soglie: non si aggiunge la somma di quattro alla somma ampia, contando due volte le stesse sostanze.
Esempio puramente ipotetico: un rapporto riporta 0,060 µg/L, cioè 60 ng/L, per la somma ampia e 0,030 µg/L, cioè 30 ng/L, per i quattro PFAS. Il primo risultato è sotto 100 ng/L; il secondo supera 20 ng/L. Il rispetto della soglia più ampia non compensa quel superamento. L’esempio serve a leggere i numeri, non descrive un acquedotto reale. La valutazione formale, comprese le regole di arrotondamento, compete al gestore e all’ASL.
Prima di confrontare due rapporti, verifica dunque che il nome della somma corrisponda allo stesso elenco di sostanze.
4 Dove trovare le analisi dell’acqua della propria zona
Parti dal nome del gestore riportato in bolletta. Se devi orientarti tra intestazione e servizi fatturati, trovi un aiuto nella guida a come leggere la bolletta dell’acqua. Sul sito ufficiale cerca “qualità dell’acqua”, “analisi” oppure “PFAS”, poi seleziona il territorio effettivamente servito.
Un esempio del percorso è il portale qualità dell’acqua di Gruppo CAP: permette la ricerca per indirizzo, CAP, Comune o provincia e collega l’etichetta dell’acqua a una zona e a una data. La pagina sui microinquinanti contiene anche un’area dedicata alle analisi PFAS. È un esempio di consultazione, non una descrizione dei valori di altri acquedotti.
Se la scheda sintetica riporta soltanto durezza, pH e pochi altri parametri, chiedi il rapporto specifico. Una voce non visualizzata non dimostra che la sostanza sia assente. Nella richiesta indica l’indirizzo e domanda a quale zona di fornitura appartenga, quale sia l’ultimo campionamento disponibile e quali PFAS comprenda l’analisi.
Conserva il documento originale con la sua data: uno screenshot senza legenda rende più difficile ottenere chiarimenti.
5 Come leggere il rapporto: unità, data e segni “minore di”
Apri prima l’intestazione, poi la colonna dei risultati. La guida del Dipartimento dell’ambiente dell’Alaska ai dati di laboratorio distingue tipo di campione, sostanze cercate, unità e annotazioni analitiche: sono elementi utili alla lettura, indipendentemente dalle soglie statunitensi, che qui non applichiamo.
| Voce | Domanda da porsi |
|---|---|
| Tipo e punto del campione | È acqua distribuita, acqua prima del trattamento o un campione di falda? |
| Zona e data | Riguarda la mia fornitura? Quando è stato eseguito il prelievo? |
| Parametro ed elenco | È una singola sostanza, la somma ampia o la somma di quattro? |
| Unità | Risultato e soglia sono entrambi in ng/L oppure in µg/L? |
| Legenda | Che cosa significano “<”, le sigle e le note vicino al risultato? |
La conversione è semplice: 1 µg/L equivale a 1.000 ng/L. Perciò 0,10 µg/L e 100 ng/L sono lo stesso valore. Confrontare 0,10 con 100 senza leggere l’unità crea una differenza apparente di mille volte.
Un risultato illustrativo “<5 ng/L” non significa zero. Significa che è sotto la soglia analitica indicata: la legenda deve chiarire se si tratta del limite di rilevabilità, spesso LOD, o di quantificazione, spesso LOQ. Il primo riguarda la possibilità di rilevare la sostanza; il secondo di attribuirle una quantità con l’affidabilità prevista dal metodo. Non sono sinonimi.
Evita di sostituire automaticamente ogni “<5” con zero oppure con cinque per ricostruire una somma. Usa il risultato aggregato e la nota di calcolo del laboratorio; se mancano, chiedi come siano stati trattati quei valori.
6 Perché una mappa non descrive ogni rubinetto
Una mappa può aiutare a individuare un’area da approfondire, ma per confrontarla con il rapporto del gestore devi ricostruire che cosa rappresenti ciascun punto. Un campionamento della falda, uno prima del trattamento e uno sulla rete non sono automaticamente la stessa misura. Anche il periodo e l’elenco delle sostanze cercate devono essere confrontabili.
Il Comune di Pozzoleone, in una comunicazione sui pozzi privati, chiarisce che pochi campionamenti non descrivono tutti i pozzi del territorio. La conseguenza pratica è semplice: se usi una fonte autonoma, cerca informazioni pertinenti a quella fonte e verifica con ASL e Comune quali controlli riguardino il tuo caso. Non dedurre il risultato del tuo pozzo da quello del vicino.
Nemmeno un misuratore domestico TDS risolve il confronto. I TDS riguardano i solidi disciolti: l’USGS spiega il contributo dei sali e degli ioni a questa grandezza e alla conducibilità. Per i PFAS, invece, l’EPA descrive metodi analitici specifici di laboratorio. Da questa differenza deriva il limite del test domestico: il numero TDS non identifica i PFAS e non fornisce la loro concentrazione.
Se decidi di commissionare un’analisi, chiedi prima al laboratorio quali sostanze cercherà e quali istruzioni seguire per il prelievo.
7 Controlli e avvisi ufficiali: a chi rivolgersi
I controlli interni spettano al gestore; quelli esterni all’ASL competente. ARPA Piemonte spiega questa distinzione e il ruolo dei propri laboratori a supporto delle analisi sui campioni ASL. L’organizzazione locale va verificata sul territorio: non tutte le richieste devono essere indirizzate indistintamente all’ARPA.
Quando trovi un avviso, apri la comunicazione originale del gestore, dell’ASL o del Comune. Controlla area interessata, data, usi coinvolti e aggiornamenti. Segui le indicazioni specifiche sull’eventuale acqua alternativa e sulle condizioni per riprendere gli usi sospesi. Un messaggio inoltrato senza data non permette di sapere se un provvedimento sia ancora attuale.
Se un risultato ti sembra superiore alla soglia ma non trovi spiegazioni, invia agli uffici competenti il rapporto completo e chiedi un chiarimento. Riporta parametro, unità e punto di prelievo, evitando conclusioni ricavate da una cifra isolata.
Il rispetto di un parametro non dimostra l’assenza assoluta di ogni PFAS. Allo stesso modo, una misurazione in un punto non descrive automaticamente tutta l’acqua italiana: le conclusioni devono restare legate ai dati disponibili.
8 Bollitura e filtri: cosa verificare prima di intervenire
Bollire l’acqua non rimuove i PFAS, come chiarisce l’EPA nelle risposte sulla qualità dell’acqua. Il Dipartimento dell’ambiente del Maryland precisa inoltre che l’evaporazione può aumentarne la concentrazione nell’acqua residua. Una bollitura prolungata non è quindi la soluzione a un eventuale problema di questo tipo.
Alcuni sistemi a carboni attivi, resine a scambio ionico o osmosi inversa possono ridurre determinati PFAS. Le indicazioni EPA sui filtri domestici invitano però a verificare la prestazione certificata del modello preciso. La sola dicitura della tecnologia non basta: controlla quali sostanze comprenda la prova, le condizioni dichiarate e la manutenzione richiesta.
Anche un richiamo generico agli standard NSF/ANSI 53 o 58 va letto insieme alla specifica dichiarazione di riduzione PFAS. Non equivale a una garanzia di eliminazione di tutte le molecole in qualsiasi condizione.
La scelta di un apparecchio non discende automaticamente dalla notizia di un nuovo limite. Parti dal rapporto della tua zona e dalle eventuali indicazioni ufficiali. Per valutare gli aspetti generali di costi, manutenzione e plastica evitata puoi consultare la guida ai filtri per l’acqua domestica; quelle valutazioni non sostituiscono la verifica delle prestazioni PFAS di un prodotto.
Per orientarti sui PFAS, parti da tre verifiche: trova il rapporto della tua zona, confronta il parametro corretto usando la stessa unità e controlla le comunicazioni ufficiali. Se un’informazione manca, chiedila al gestore indicando indirizzo e documento consultato. È il modo più concreto per passare da una notizia generale a dati utili sulla propria fornitura.
Fonti e verifica
Quadro verificato al 22 ottobre 2026 su Normattiva e Gazzetta Ufficiale. Le fonti tecniche estere sono usate per metodi di analisi, bollitura e filtrazione: i limiti riportati nell’articolo sono quelli italiani. Gli esempi numerici sono illustrativi.
- Agenzia europea dell’ambiente — PFAS e acque europee, inquadramento
- Gazzetta Ufficiale — D.Lgs. 102/2025, Allegato I: valori di parametro
- Gazzetta Ufficiale — D.Lgs. 102/2025, art. 21: scadenze
- Gazzetta Ufficiale — Legge 199/2025, art. 1, commi 622–623
- Gazzetta Ufficiale — D.Lgs. 102/2025, Allegato III: elenco PFAS
- Gazzetta Ufficiale — D.Lgs. 102/2025, art. 2: campo di applicazione
- Gruppo CAP — Consultazione delle analisi per zona
- Gruppo CAP — Microinquinanti e analisi PFAS
- Alaska Department of Environmental Conservation — Lettura dei dati di laboratorio
- Comune di Pozzoleone — Monitoraggio PFAS nei pozzi, 28 luglio 2026
- USGS — Ioni, solidi disciolti e conducibilità
- EPA — Metodi di laboratorio per i PFAS nell’acqua potabile
- ARPA Piemonte — Ruoli nei controlli delle acque destinate al consumo umano
- EPA — Domande e risposte, passaggio sulla bollitura
- Maryland Department of the Environment — Bollitura, evaporazione e trattamenti
- EPA — Verificare le prestazioni dei filtri domestici sui PFAS
Domande frequenti
Dove trovo i dati sui PFAS nell’acqua del mio Comune?
Cerca sul sito del gestore le sezioni qualità dell’acqua e analisi PFAS, selezionando la zona servita. Portali come quello di Gruppo CAP consentono una ricerca territoriale. Se il dato manca nella scheda sintetica, chiedi il rapporto specifico con data, punto di prelievo e sostanze ricercate.
0,10 µg/L e 100 ng/L indicano lo stesso valore?
Sì: un microgrammo equivale a mille nanogrammi. Moltiplicando 0,10 per 1.000 si ottiene 100. Dopo la conversione, verifica anche il nome del parametro: la stessa unità non rende confrontabili una singola sostanza e una somma di sostanze diverse.
Un valore inferiore al limite di quantificazione significa zero PFAS?
No. Significa che il metodo non fornisce una quantità affidabile sotto quella soglia, non che abbia dimostrato l’assenza assoluta. Leggi la legenda per distinguere quantificazione e rilevabilità, come richiama la guida ai risultati di laboratorio. Una voce non riportata nella scheda è un caso ancora diverso.
Se la mia città compare in una mappa devo smettere di bere acqua del rubinetto?
La sola presenza del nome non consente questa conclusione. Verifica data, punto e tipo d’acqua campionata, poi cerca il rapporto della tua zona e gli eventuali avvisi ufficiali. Se esiste un provvedimento che riguarda la tua fornitura, segui gli usi ammessi e le indicazioni dell’autorità competente.
Bollire l’acqua o usare una caraffa filtrante elimina i PFAS?
La bollitura non li rimuove, secondo l’EPA. Per una caraffa o un altro filtro occorre verificare il modello e la specifica prestazione documentata: non basta appartenere a una categoria di prodotti. Installazione e sostituzione delle cartucce devono rispettare le istruzioni previste.
Questi limiti valgono anche per l’acqua minerale in bottiglia?
Le acque minerali naturali riconosciute sono escluse dal campo del D.Lgs. 18/2023, come precisa il testo aggiornato. Non trasferire automaticamente a esse la tabella dell’acqua potabile. “In bottiglia” descrive il contenitore: per individuare la disciplina applicabile conta anche la categoria dell’acqua.