🌱 Sostenibilità 10 min di lettura

Compostabile: significato, simboli e dove si butta

Biodegradabile, biobased, compostabile: leggi le etichette, riconosci i marchi e scegli la raccolta corretta per sacchetti e imballaggi.

EC

Dario M.

Condividi:

Compostabile significa che un materiale può biodegradarsi e disintegrarsi durante un processo di compostaggio, rispettando requisiti e condizioni precisi. Per i sacchetti e gli imballaggi in bioplastica certificata compostabile la destinazione è la raccolta dell’umido. La sola parola “biodegradabile”, invece, non basta per decidere dove buttare un oggetto. Lo chiariscono le FAQ del Consorzio Italiano Compostatori.

Il dubbio nasce spesso mentre si svuota la spesa: il sacchetto della frutta si può riutilizzare? La vaschetta va nella plastica? La scritta “bio” significa qualcosa? La verifica utile parte da tre elementi: materiale, certificazione e istruzioni di raccolta.

1 Compostabile, biodegradabile e biobased: le differenze

“Biodegradabile” descrive la possibilità che un materiale venga trasformato dall’attività dei microrganismi. Il risultato dipende anche dall’ambiente. “Compostabile” aggiunge requisiti riferiti a un determinato processo: la parola va quindi letta insieme alle condizioni per le quali il prodotto è stato verificato.

Tre indicazioni che rispondono a domande diverse
IndicazioneChe cosa descriveChe cosa controllare
BiodegradabileLa degradazione attraverso microrganismi in determinate condizioni.Non dimostra, da sola, l’idoneità alla raccolta dell’umido.
CompostabileLa compatibilità con un processo di compostaggio definito.Certificazione, tipo di compostaggio e istruzioni di conferimento.
Biobased, cioè di origine biologicaL’origine, totale o parziale, delle materie prime.Non garantisce che il materiale sia biodegradabile o compostabile.

La Commissione europea distingue queste tre proprietà. Anche una plastica ottenuta da risorse vegetali può richiedere un trattamento diverso dal compostaggio.

European Bioplastics, l’associazione europea del settore, usa “bioplastica” per una famiglia di materiali con caratteristiche differenti. Perciò né il prefisso “bio” né l’origine vegetale indicano automaticamente il bidone corretto. Quando scegli un prodotto, cerca una risposta alla domanda concreta: dove va questo preciso oggetto dopo l’uso?

2 Compostabile: dove si butta nei casi più comuni

I sacchetti e gli imballaggi in bioplastica certificata compostabile vanno nell’organico, insieme agli scarti alimentari. Non vanno mescolati agli imballaggi in plastica convenzionale. È l’indicazione riportata anche da AMIU per la raccolta a Genova.

Per applicarla senza confondere materiali diversi, controlla ciò che è scritto sull’oggetto o sulla sua confezione. La tabella descrive casi da verificare, non etichette di marche specifiche.

Dall’etichetta al conferimento
Che cosa hai in manoVerifica utileCome procedere
Sacchetto della spesa o dell’ortofruttaCompostabilità certificata e indicazione per l’organico.Riutilizzalo per l’umido se integro e adatto al contenitore.
Vaschetta o involucro in bioplasticaCertificazione riferita a quella parte e istruzioni di raccolta.Se compostabile certificato per il riciclo organico, conferiscilo nell’umido.
Confezione con la sola scritta “bio” o “biodegradabile”Materiale, certificazione e indicazione di conferimento.Non dedurre l’umido: cerca le informazioni mancanti.
Imballaggio a prevalenza cartaIndicazioni specifiche per quel prodotto, anche se compare “compostabile”.Segui l’etichetta: il materiale cartaceo richiede una verifica distinta.
Piatto, bicchiere o posata compostabileCertificazione e voce corrispondente nel servizio locale.Verifica le istruzioni del gestore per le stoviglie.

Il Consorzio Italiano Compostatori distingue sacchetti, imballaggi cartacei e stoviglie. Per questi ultimi invita a verificare la raccolta locale. Il controllo serve soprattutto quando il nome dell’oggetto è generico: “bicchiere” può indicare prodotti realizzati con materiali differenti.

3 Simbolo compostabile: quali marchi cercare

Una foglia decorativa o una confezione verde non sostituiscono una certificazione. Cerca il nome del marchio, il riferimento tecnico e le informazioni che permettono di identificare il prodotto. Sul sacchetto possono trovarsi vicino alle istruzioni di utilizzo o nella zona della stampa meno evidente.

Tra i marchi da riconoscere ci sono:

  • Compostabile CIC: il marchio del Consorzio Italiano Compostatori identifica prodotti conformi ai requisiti della norma europea per il compostaggio industriale. Il consorzio ne spiega il funzionamento nella pagina dedicata al marchio.
  • Seedling: è il marchio con il germoglio di European Bioplastics. Indica una certificazione di compostabilità industriale; la certificazione è rilasciata da DIN CERTCO oppure da TÜV AUSTRIA Belgium. Consulta le indicazioni ufficiali sul Seedling.
  • OK compost INDUSTRIAL: identifica la compostabilità industriale nello schema di TÜV AUSTRIA. La parola INDUSTRIAL è essenziale; HOME riguarda invece il compostaggio domestico, come chiarisce l’ente certificatore.

Che cosa significa UNI EN 13432

È la norma europea, recepita dall’Ente Italiano di Normazione (UNI), che definisce i requisiti degli imballaggi recuperabili mediante compostaggio industriale. La valutazione comprende biodegradazione, disintegrazione e qualità del compost ottenuto. Per materie plastiche e manufatti diversi dagli imballaggi esiste anche la UNI EN 14995. Il CIC chiarisce i rispettivi ambiti.

Per un acquisto online conviene ingrandire la fotografia della confezione: titolo commerciale, icona generica e descrizione del venditore possono non mostrare tutte le informazioni utili. Verifica anche che la documentazione riguardi il modello scelto. Per distinguere dichiarazioni ambientali e informazioni verificabili puoi leggere l’approfondimento sul greenwashing.

4 Sacchetti della spesa e dell’ortofrutta: come riutilizzarli

Un sacchetto compostabile già usato per la spesa o per l’ortofrutta può avere un secondo impiego nella raccolta dell’umido, come ricorda Biorepack nelle indicazioni sul riutilizzo. Prima di metterlo nel cestino, leggine le indicazioni e controlla che non presenti fori o strappi. Essere adatto al trattamento finale non significa essere ancora adatto a trasportare i rifiuti.

Immagina di avere due buste: una grande appena svuotata dalla spesa e una sottile del reparto ortofrutta. Scegli quella certificata che entra nel cestino senza essere tesa e lascia spazio sufficiente per chiuderla. Se la piccola si strappa quando la agganci al bordo, cambiala: non occorre adattare ogni sacchetto a qualsiasi contenitore.

Come busta per la raccolta dei rifiuti, destinala all’organico. Non usarla per conferire carta, bottiglie o imballaggi nella raccolta della plastica. È proprio il messaggio della campagna Biorepack diffusa dall’11 al 31 ottobre 2026, dedicata al corretto impiego dei sacchetti compostabili.

Non serve acquistare un rotolo nuovo ogni volta che hai già a disposizione sacchetti idonei. Una piccola abitudine utile è tenere quelli controllati accanto al contenitore dell’umido, separati dalle buste destinate ad altri utilizzi. Chi vive con te potrà scegliere subito quello giusto senza dover ricordare dove avevi letto il marchio.

5 Compostaggio industriale e domestico non sono equivalenti

Un imballaggio certificato per il compostaggio industriale non è automaticamente adatto alla compostiera di casa. Nel trattamento industriale le condizioni vengono gestite; nel compostaggio domestico le temperature sono generalmente inferiori e meno costanti. European Bioplastics spiega perché esistono verifiche specifiche per il compostaggio domestico.

Se vuoi introdurre un manufatto nella tua compostiera, cerca una certificazione riferita espressamente a questo uso, per esempio OK compost HOME. Rispetta poi le istruzioni del prodotto. Un marchio INDUSTRIAL non diventa HOME perché hai tagliato il materiale in pezzi più piccoli.

Considera tre luoghi distinti: il bidoncino della cucina raccoglie i rifiuti; l’impianto li tratta; la compostiera domestica funziona con condizioni proprie. Non aspettarti quindi che un sacchetto inizi a scomparire mentre aspetta il ritiro dell’umido. Per organizzare il trattamento domestico degli scarti alimentari c’è la guida alla compostiera domestica.

Neppure una certificazione per il compostaggio autorizza ad abbandonare il prodotto su un prato, in spiaggia o in un corso d’acqua. Le condizioni dell’ambiente aperto non coincidono con quelle certificate. Il percorso corretto resta la raccolta oppure il compostaggio domestico quando espressamente previsto.

6 Carta, capsule e componenti: evitare le generalizzazioni

La carta compostabile va sempre nell’umido?

Non applicare a ogni confezione cartacea la regola delle bioplastiche. Gli imballaggi composti a prevalenza carta richiedono indicazioni specifiche: contano la composizione, la certificazione e, in alcuni casi, i residui alimentari. Il Consorzio Nazionale Imballaggi (CONAI) chiarisce questo caso. Per il cittadino la scelta pratica è leggere la destinazione riportata sul proprio imballaggio, senza cercare di stimare a occhio quanto materiale cartaceo contiene.

Un marchio vale per tutta la confezione?

Leggi a quale parte si riferiscono le indicazioni. Vaschetta, pellicola, coperchio e fascetta possono avere destinazioni differenti. Le linee guida CONAI sull’etichettatura distinguono le componenti separabili manualmente. Se l’etichetta assegna raccolte diverse alle parti, separale come indicato. Il marchio della vaschetta non dimostra, da solo, che anche il coperchio sia compostabile.

Capsule e stoviglie richiedono un controllo specifico

La parola “capsula” non identifica il materiale: controlla quella effettivamente utilizzata. AMIU include nella propria raccolta dell’organico le capsule per bevande certificate compostabili. Per le stoviglie, Contarina indica l’umido per piatti, posate e altri articoli compostabili nei Comuni serviti. Sono esempi locali: cerca la voce specifica nel servizio del tuo Comune, soprattutto quando l’etichetta rimanda alle disposizioni territoriali.

7 Usare il sacchetto dell’umido senza sprecarlo

Il sacchetto giusto deve funzionare insieme al contenitore. Il CIC spiega che un cestino aerato abbinato a un sacchetto idoneo favorisce la perdita di parte dell’acqua per evaporazione, limitando ristagni e odori. Se usi questo sistema, conserva la ventilazione prevista dal cestino.

Per la gestione quotidiana puoi seguire questi accorgimenti:

  • Controlla la misura. Il fondo deve appoggiare nel contenitore: se il sacchetto resta sospeso dal bordo, il peso degli scarti lo mette in tensione.
  • Non riempirlo fino all’orlo. Lascia la parte necessaria per chiuderlo e portarlo al bidone senza rovesciare il contenuto.
  • Non aspettare che sia pieno a tutti i costi. Organizza lo svuotamento con il calendario del servizio e con le condizioni del contenuto.
  • Evita acquisti sproporzionati. Se riutilizzi spesso gli shopper, prima di comprare un’altra scorta controlla quelli che hai già.

Verifica anche quali forniture sono previste sul territorio: per esempio, Contarina distribuisce sacchetti alle proprie utenze. A Torino, Amiat indica per l’organico sacchetti in carta oppure in plastica biodegradabile e compostabile. Il riferimento resta sempre il servizio della casa in cui stai effettuando la raccolta.

8 Il controllo pratico prima di buttare

Quando hai un oggetto dubbio in mano, procedi in questo ordine:

  1. Individua l’oggetto. È un sacchetto per i rifiuti, una confezione alimentare o un prodotto monouso?
  2. Leggi l’etichetta ambientale. Cerca le istruzioni per ciascuna componente; non fermarti alla scritta più grande sul fronte.
  3. Controlla la compostabilità. Se vuoi destinarlo all’organico, verifica i riferimenti che permettono di riconoscerlo come idoneo.
  4. Risolvi il dubbio specifico. Cerca sul sito o nell’app del gestore il nome dell’oggetto insieme al materiale, per esempio “posate compostabili”.
  5. Conserva l’informazione utile. Una fotografia della confezione può servirti quando i singoli pezzi non riportano più tutte le indicazioni.

Se le istruzioni non sono chiare

Se etichetta e indicazioni locali sembrano in contrasto, chiedi al gestore mostrando prodotto e certificazione. Non serve trasformare ogni conferimento in una ricerca: il controllo iniziale è particolarmente utile per un materiale che acquisti per la prima volta. Quando cambiano confezione o composizione, rileggi le istruzioni prima di applicare quelle ricordate dal prodotto precedente.

Domande frequenti

Il codice 7 o 07 significa che una plastica è compostabile?
No. È una codifica usata per identificare polimeri diversi da quelli elencati singolarmente nel sistema dei materiali. Non è una certificazione di compostabilità, anche quando compare in un triangolo di frecce. Il CONAI spiega il significato della codifica.
Un sacchetto che si rompe facilmente è compostabile?
La facilità con cui si rompe non dimostra la compostabilità. Lo strappo è una caratteristica osservabile durante l’uso; la certificazione riguarda il comportamento nel processo previsto. Controlla etichetta e marchio, non la sola consistenza del sacchetto. Il marchio Compostabile CIC rimanda alle verifiche di conformità, non a una prova fatta in casa.
Posso mettere l’umido in un normale sacchetto di plastica e poi svuotarlo?
Il sacchetto in plastica convenzionale non deve finire nell’organico. Per la raccolta domestica usa il contenitore e i sacchetti previsti dal servizio: il CIC richiama l’uso di contenitori riutilizzabili a svuotamento oppure di sacchetti compostabili idonei. È più semplice organizzare correttamente la raccolta fin dall’inizio.
Se un sacchetto compostabile è pulito, devo metterlo nella plastica?
No. La pulizia non cambia il materiale né il percorso di trattamento. Un sacchetto in bioplastica certificata compostabile mantiene la destinazione nell’organico; se è ancora integro, puoi prima usarlo per raccogliere gli scarti di cucina.
In quanto tempo si decompone un prodotto compostabile?
Non esiste un tempo unico valido per ogni prodotto e ambiente. La certificazione verifica requisiti entro tempi definiti e in condizioni controllate: non promette che il manufatto scompaia nello stesso intervallo nel cestino, in un vaso o all’aperto. Per l’uso domestico verifica una certificazione specifica e le istruzioni del prodotto.
Se c’è scritto soltanto biodegradabile, devo buttare tutto nell’indifferenziato?
Non automaticamente. La parola non basta per scegliere la raccolta: identifica il materiale e leggi le istruzioni di conferimento. La destinazione può variare in base all’oggetto. Se le informazioni mancano, consulta il servizio locale senza presumere che “biodegradabile” significhi “umido”.

Articoli correlati

Un’etichetta letta bene aiuta la raccolta

Approfondisci gli altri dubbi sui rifiuti domestici e trova le verifiche utili per separarli correttamente.

Esplora Sostenibilità