Scadenza: 29 maggio 2026
La direttiva (UE) 2024/1275, nota come direttiva Case Green o EPBD (Energy Performance of Buildings Directive), è la norma europea che punta a rendere il patrimonio edilizio dell'Unione a zero emissioni entro il 2050. Approvata nel marzo 2024, impone agli Stati membri di recepirla nelle legislazioni nazionali entro il 29 maggio 2026. Mancano poco più di due mesi.
In Italia circa il 60% degli edifici residenziali si trova in classe energetica F o G, le peggiori. Un dato che rende il nostro Paese tra i più impattati dalla direttiva in tutta Europa. Eppure, come vedremo, la norma non impone di ristrutturare casa dall'oggi al domani. Stabilisce obiettivi di riduzione dei consumi a livello nazionale, lasciando a ciascun Paese la scelta degli strumenti per raggiungerli.
In questo articolo
1 Cos'è la direttiva Case Green
La direttiva (UE) 2024/1275 è la revisione della normativa europea sulla prestazione energetica degli edifici. L'obiettivo di fondo è ambizioso: portare l'intero patrimonio edilizio europeo a zero emissioni entro il 2050. Per arrivarci la direttiva fissa tappe intermedie con obiettivi misurabili di riduzione dei consumi energetici.
A differenza di quanto si legge spesso sui social, la direttiva non obbliga nessun proprietario a ristrutturare casa. Fissa obiettivi a livello di media nazionale: il consumo energetico medio degli edifici residenziali dovrà scendere di una certa percentuale rispetto ai livelli del 2020. Saranno i singoli Stati a decidere come raggiungere l'obiettivo attraverso i Piani Nazionali di Ristrutturazione.
L'approccio è cambiato rispetto alle bozze iniziali. Le prime versioni della direttiva prevedevano obblighi di classe energetica minima (classe E entro il 2030, classe D entro il 2033) per ogni singolo edificio. La versione finale approvata ha sostituito questi obblighi con obiettivi di riduzione percentuale dei consumi medi, lasciando più flessibilità ai Paesi membri.
2 Le scadenze che contano
Il calendario della direttiva è serrato. Ecco le date da tenere a mente.
31 dicembre 2025
Bozza del Piano Nazionale di Ristrutturazione
Scadenza mancata dall'Italia
29 maggio 2026
Recepimento nella legislazione nazionale
Mancano circa 2 mesi
31 dicembre 2026
Piano Nazionale definitivo
Strategia italiana completa
2030
Primo obiettivo di riduzione consumi
-16% rispetto al 2020
Italia in ritardo: Bruxelles ha gia messo in mora l'Italia (insieme ad altri 18 Paesi UE) per non aver presentato la bozza del Piano Nazionale entro il 31 dicembre 2025. Se il ritardo prosegue, si rischia una procedura di infrazione.
Oltre alle scadenze generali, ci sono date specifiche per i nuovi edifici. Dal 1 gennaio 2028 tutti i nuovi edifici pubblici dovranno essere a emissioni zero. Dal 1 gennaio 2030 l'obbligo si estende a tutti i nuovi edifici, compresi quelli residenziali privati.
3 Cosa cambia per chi ha una casa
Partiamo dal punto fondamentale: oggi nessun proprietario è obbligato a fare lavori per effetto diretto della direttiva. Gli obblighi riguardano lo Stato italiano, che dovrà mettere in atto politiche per raggiungere gli obiettivi di riduzione.
Tuttavia, il segnale è chiaro. La direzione è tracciata: gli edifici energivori perderanno progressivamente valore sul mercato immobiliare. Chi possiede un immobile in classe F o G dovrebbe iniziare a ragionare su un piano di efficientamento, non per obbligo normativo immediato ma per proteggere il valore del proprio investimento. Nella guida spieghiamo come migliorare la classe energetica senza ristrutturare.
Gli obiettivi concreti
La direttiva chiede all'Italia di ridurre il consumo medio di energia primaria degli edifici residenziali del 16% entro il 2030 rispetto ai livelli del 2020. Il target sale al 20-22% entro il 2035. Per il patrimonio non residenziale gli obiettivi sono ancora più ambiziosi: almeno il 16% degli edifici con le peggiori prestazioni dovrà essere ristrutturato entro il 2030.
Impianti solari sui nuovi edifici
La direttiva introduce l'obbligo progressivo di installare impianti solari. Entro il 31 dicembre 2026 l'obbligo scatta per i nuovi edifici pubblici e non residenziali con superficie coperta utile superiore a 250 m². Entro il 2030 l'obbligo sarà esteso a tutti gli edifici pubblici e non residenziali. Per i nuovi edifici residenziali l'obbligo di integrazione delle fonti rinnovabili è previsto dal 2030.
Dato importante: il 60% degli edifici italiani è in classe F o G. Questo significa che l'Italia dovrà concentrare gli sforzi sugli edifici con le peggiori prestazioni, intervenendo in primis sulla dispersione termica e l'isolamento. Il Piano Nazionale dovrà individuare le priorità e gli strumenti di incentivazione.
4 Edifici esclusi e deroghe
La direttiva prevede una lista di edifici che possono essere esclusi dagli obblighi. Per un Paese come l'Italia, ricco di patrimonio storico, queste deroghe sono particolarmente rilevanti.
Sono esclusi dagli obblighi di prestazione energetica:
- Monumenti e edifici di particolare valore storico-architettonico
- Chiese e altri luoghi di culto
- Edifici a uso temporaneo con durata di utilizzo inferiore a 2 anni
- Seconde case utilizzate meno di 4 mesi all'anno
- Abitazioni unifamiliari con superficie inferiore a 50 m²
- Edifici agricoli e non residenziali a basso fabbisogno energetico
Ogni Stato membro può anche chiedere alla Commissione europea di valutare deroghe aggiuntive legate alle peculiarità del proprio patrimonio immobiliare. L'Italia potrebbe invocare la deroga per i centri storici, i borghi e gli edifici vincolati dalle Soprintendenze, che rappresentano una quota significativa del tessuto edilizio nazionale.
Per le seconde case: se utilizzi la seconda casa per meno di 4 mesi all'anno, il tuo immobile rientra tra le possibili esclusioni. Tuttavia, migliorarne l'efficienza energetica resta comunque vantaggioso per ridurre i costi fissi e aumentarne il valore di mercato.
5 Stop alle caldaie a gas: la tabella di marcia
La direttiva traccia un percorso graduale verso l'eliminazione delle caldaie a combustibili fossili dal riscaldamento domestico. Non si tratta di un divieto immediato, ma di un percorso a tappe.
Dal 2025: fine degli incentivi per le caldaie autonome a gas
Dal 1 gennaio 2025 non sono più ammesse agevolazioni fiscali per l'acquisto o l'installazione di caldaie autonome a gas metano. Restano incentivabili i sistemi ibridi (caldaia a condensazione abbinata a pompa di calore) e le pompe di calore pure.
Entro il 2040: divieto totale
La direttiva chiede agli Stati membri di eliminare completamente le caldaie a combustibili fossili entro il 2040. Per capire cosa implica questo percorso, leggi l'articolo sulle caldaie a gas vietate dal 2029. Non è un divieto di utilizzo delle caldaie gia installate, ma di installazione di nuovi impianti a gas. Chi oggi ha una caldaia a gas potrà continuare a usarla, ma quando dovrà sostituirla sarà obbligato a passare a un sistema non fossile.
Consiglio pratico: se la tua caldaia ha più di 15 anni, valuta gia ora la sostituzione con una pompa di calore o un sistema ibrido. Oltre a rispettare la direzione normativa, risparmierai dal 30 al 50% sui costi di riscaldamento e potrai sfruttare il Conto Termico 3.0 (fino al 65% di rimborso).
6 Quanto costa adeguarsi: le stime realistiche
Il tema dei costi è quello che preoccupa di più i proprietari di casa. Le stime variano molto in base al tipo di edificio, alla classe energetica di partenza e agli interventi necessari. I numeri che circolano vanno da 20.000 a 80.000 € per unità immobiliare.
| Intervento | Costo indicativo | Risparmio annuo |
|---|---|---|
| Cappotto termico | 80-150 €/m² | 30-40% sui consumi termici |
| Sostituzione serramenti | 500-800 € per finestra | 10-15% sui consumi termici |
| Pompa di calore | 5.000-15.000 € | 30-50% rispetto a caldaia gas |
| Fotovoltaico 3-6 kWp | 5.000-12.000 € | 50-70% sulla bolletta elettrica |
| Isolamento sottotetto | 30-60 €/m² | 15-25% sui consumi termici |
I costi sembrano elevati, ma vanno letti in prospettiva. Primo: non tutti gli interventi sono necessari per ogni edificio. Un appartamento in un condominio degli anni '80 con infissi vecchi potrebbe ottenere un salto di due classi energetiche con la sola sostituzione dei serramenti e l'installazione di valvole termostatiche, per una spesa di 5.000-8.000 €.
Secondo: la direttiva stessa prevede la ristrutturazione profonda per fasi. Significa che gli interventi possono essere scaglionati nel tempo, sfruttando i cicli di manutenzione ordinaria. Quando il tetto va rifatto comunque si aggiunge l'isolamento. Quando la caldaia si rompe si passa alla pompa di calore. Pianificando bene si evita la spesa concentrata in un unico momento. Per misurare i progressi a ogni intervento e dimostrare formalmente il miglioramento energetico, dovrai aggiornare l'APE (Attestato di Prestazione Energetica): scopri costi, validità e novità 2026 della certificazione.
7 Gli incentivi disponibili nel 2026
Per ammortizzare i costi, nel 2026 sono attivi diversi strumenti di incentivazione che si possono combinare tra loro.
Ecobonus
La detrazione fiscale per interventi di efficientamento energetico è al 50% per la prima casa e al 36% per le seconde case. Si recupera in 10 rate annuali. Copre cappotto termico, serramenti, schermature solari e impianti di climatizzazione invernale efficienti.
Conto Termico 3.0
Dal 2 febbraio 2026 è operativo il nuovo portale del GSE per il Conto Termico 3.0. Rimborsa fino al 65% della spesa per pompe di calore, sistemi ibridi, solare termico e caldaie a biomassa. Gli importi sono aumentati fino al 200% rispetto alla versione precedente, soprattutto per le pompe di calore. Il rimborso arriva direttamente sul conto corrente entro 90 giorni dall'approvazione della pratica, senza dover aspettare anni di detrazioni fiscali.
Bonus ristrutturazione
Detrazione al 50% per la prima casa (36% per gli altri immobili) con tetto di spesa a 96.000 €. Copre lavori di manutenzione straordinaria, restauro e risanamento conservativo. È cumulabile con il Conto Termico 3.0 per interventi diversi sullo stesso immobile. Per tutti i dettagli su requisiti e importi consulta la guida al bonus ristrutturazione 2026.