Italia verso il ritorno al nucleare dopo 35 anni di stop
Il 13 maggio 2026, durante il Question Time al Senato delle ore 16:30, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha annunciato che entro l'estate sarà approvata la legge delega sul nucleare sostenibile con i relativi decreti attuativi. È il segnale politico più forte degli ultimi 35 anni sul ritorno al nucleare in Italia.
L'articolo che segue prova a separare i fatti dalla narrazione: cosa è stato annunciato davvero, cosa dice il DDL A.C. 2669, perché l'Italia ha rinunciato al nucleare 35 anni fa, cosa sono gli SMR, in quanti anni potrebbe accendersi la prima nuova centrale e, soprattutto, cosa cambia per la bolletta domestica italiana — l'angolo che gli altri giornali non coprono.
In questo articolo
- 1. L'annuncio Meloni del 13 maggio 2026
- 2. Il DDL A.C. 2669 "Nucleare sostenibile"
- 3. Italia e nucleare: 35 anni di stop
- 4. Le vecchie centrali italiane (che paghi ancora)
- 5. Cosa sono gli SMR (Small Modular Reactors)
- 6. Tempi reali: 2035-2040 per la prima centrale
- 7. Costi LCOE: nucleare vs FV vs gas
- 8. Impatto sulla bolletta: oggi e nel 2035+
- 9. Confronto con la Francia: 70% nucleare
- 10. Scorie, sicurezza, dismissione: i nodi aperti
1 L'annuncio Meloni del 13 maggio 2026
Durante il Premier Question Time al Senato del 13 maggio 2026, alle ore 16:30, Giorgia Meloni ha dichiarato: "Entro l'estate sarà adottata la legge delega e saranno adottati i decreti attuativi necessari per la ripresa della produzione nucleare in Italia".
L'annuncio si inserisce in una linea di governo sull'ultimo anno di legislatura che tocca anche lavoro, salari, Piano Casa, PNRR e natalità. Sul fronte energetico, il governo lega la spinta al nucleare alla diversificazione delle fonti per ridurre la dipendenza italiana da gas importato (oggi oltre il 40% del mix elettrico nazionale).
L'opposizione ha reagito divisa: il M5S ha richiamato l'esito chiaro dei due referendum; AVS si è schierata contro; il PD ha aperto a un dibattito tecnico sul nucleare di nuova generazione senza prendere posizione definitiva; Azione e Italia Viva hanno mantenuto aperture pragmatiche già emerse in passato.
Cosa significa "legge delega": è un atto con cui il Parlamento delega al governo il potere di emanare uno o più decreti legislativi su una materia entro tempi e principi definiti. La legge delega NON è di per sé operativa: è il primo passo che apre la strada ai decreti attuativi successivi.
2 Il DDL A.C. 2669 "Delega al governo in materia di nucleare sostenibile"
Il disegno di legge in questione è l'A.C. 2669, intitolato "Delega al governo in materia di nucleare sostenibile", composto da 4 articoli. Cronologia ufficiale:
- 17 ottobre 2025: presentato dal governo alla Camera
- 1 dicembre 2025: assegnato alle Commissioni riunite Ambiente e Attività produttive
- 28 febbraio 2026: approvato in Consiglio dei Ministri
- 13 maggio 2026: annuncio Meloni di approvazione legge delega entro l'estate
- Estate 2026 (target): approvazione legge delega + decreti attuativi
I principi cardine del DDL:
- Quadro giuridico per la ripresa della produzione nucleare in Italia
- Istituzione di un'autorità nazionale indipendente per la sicurezza nucleare (l'attuale ISIN, Ispettorato Nazionale per la Sicurezza Nucleare e Radioprotezione, dovrà essere rafforzata)
- Criteri per la scelta dei siti di costruzione delle nuove centrali
- Focus su tecnologie di quarta generazione e su SMR (Small Modular Reactors)
- Aggiornamento delle norme sulla gestione delle scorie e sul decommissioning
Il DDL è attualmente in prima lettura alla Camera. L'annuncio dell'estate va inteso come obiettivo politico: il calendario parlamentare reale (Camera + Senato + decreti attuativi successivi) può richiedere mesi anche dopo il via libera della prima Camera.
3 Italia e nucleare: 35 anni di stop dopo i referendum 1987 e 2011
L'Italia ha avuto un programma nucleare attivo dagli anni '60 fino agli anni '80, con 4 centrali operative. Due eventi storici hanno bloccato il programma.
| Referendum | Contesto | Esito |
|---|---|---|
| 8 novembre 1987 | 18 mesi dopo Chernobyl (aprile 1986) | Abrogate 3 norme pro-nucleare. Stop programma e chiusura 4 centrali |
| 12-13 giugno 2011 | 3 mesi dopo Fukushima (marzo 2011) | 94% SI all'abrogazione della norma Berlusconi che voleva riavviare il nucleare |
Tra il 1987 e il 1990 sono state spente le 4 centrali italiane operative:
- Latina (1963-1987): primo reattore commerciale italiano, Magnox inglese
- Garigliano (1964-1982): BWR statunitense, già fermata per problemi tecnici prima del referendum
- Trino Vercellese "Enrico Fermi" (1965-1990): PWR Westinghouse
- Caorso (1981-1990): BWR italo-americana, la più recente
Il DDL 2026 riapre il dibattito su basi tecnologicamente diverse: non più reattori di seconda/terza generazione di grande taglia, ma SMR di quarta generazione con sicurezza passiva.
4 Le vecchie centrali italiane dismesse (e quanto le paghi ancora in bolletta)
Anche se il nucleare in Italia è stato spento 35 anni fa, le 4 centrali sono ancora in fase di decommissioning (smantellamento). Questa è una delle voci più sottovalutate della bolletta italiana.
Il decommissioning è gestito da SOGIN (Società Gestione Impianti Nucleari), partecipata pubblica dedicata. Le operazioni sono complesse e durano decenni: rimozione del combustibile spento, decontaminazione delle strutture, demolizione controllata, gestione dei rifiuti radioattivi.
Il costo del decommissioning italiano è stato stimato in oltre 7 miliardi di euro complessivi, finanziati prevalentemente tramite la componente ARIM (ex A2) degli oneri di sistema in bolletta. Per il dettaglio su come funzionano gli oneri di sistema vedi la guida agli oneri di sistema in bolletta.
Paradosso italiano: da 35 anni gli italiani pagano in bolletta lo smantellamento di centrali nucleari mai più sostituite. Le previsioni SOGIN indicano completamento del decommissioning oltre il 2040: oltre 50 anni totali per cancellare il primo programma nucleare italiano.
5 Cosa sono gli SMR (Small Modular Reactors)
Gli SMR (Small Modular Reactors, "piccoli reattori modulari") sono la tecnologia su cui punta il DDL italiano. Caratteristiche principali rispetto ai reattori tradizionali:
| Caratteristica | Reattore tradizionale | SMR |
|---|---|---|
| Potenza | 1.000-1.600 MW | 50-300 MW |
| Costruzione | 10-15 anni in cantiere | 5-8 anni (prefabbricazione in fabbrica) |
| Sicurezza | Attiva (pompe + elettricità) | Passiva (convezione naturale) |
| Costo unitario | 5-12 mld € | 1-3 mld € |
| Ingombro | Sito industriale grande | Possibile near-site industriale |
| Maturità tecnologica | Commerciale matura | Prototipi operativi in pochi paesi (Russia, Cina, USA in test) |
Il fascino degli SMR è chiaro: tempi ridotti, costi unitari più gestibili, sicurezza intrinseca. Il limite è la maturità commerciale ancora limitata: nel 2026 esistono pochi SMR operativi al mondo (Russia: Akademik Lomonosov galleggiante; Cina: ACP100; USA: NuScale in approvazione). La filiera industriale italiana è quindi tutta da costruire.
6 Tempi reali: dalla legge delega alla prima centrale accesa (2035-2040)
Un punto chiave che spesso si perde nel dibattito mediatico: la legge delega non accende reattori. È solo il primo gradino di una scala lunga. La timeline realistica per vedere il primo SMR italiano in rete:
| Fase | Tempo stimato | Anno indicativo |
|---|---|---|
| Legge delega Parlamento | 3-6 mesi | Estate-autunno 2026 |
| Decreti attuativi | 12-18 mesi | 2027-2028 |
| Istituzione Autorità + quadro regolatorio | 12-24 mesi | 2028-2029 |
| Selezione siti + VIA + consultazioni | 2-4 anni | 2028-2031 |
| Progettazione esecutiva | 1-2 anni | 2030-2032 |
| Costruzione SMR | 5-8 anni | 2031-2039 |
| Primo SMR in rete | Totale 9-13 anni | 2035-2040 |
Questa timeline assume condizioni favorevoli: stabilità politica, consenso locale sui siti, filiera industriale che si organizza in tempi rapidi, nessun ricorso amministrativo lungo. Esperienze di altri paesi mostrano spesso ritardi del 30-50%: scenari realistici parlano del primo kWh nucleare italiano nuovo intorno al 2040.
7 Costi: confronto LCOE nucleare vs fotovoltaico vs gas
Il LCOE (Levelized Cost of Electricity, costo livellato dell'energia elettrica) è la metrica standard per confrontare il costo di produzione di un kWh tra diverse fonti, includendo costi di costruzione, esercizio, manutenzione e fine vita.
| Fonte | LCOE Europa 2024-2026 (€/MWh) | Caratteristiche |
|---|---|---|
| Fotovoltaico utility-scale | 30-50 | Intermittente, no notte/maltempo |
| Eolico onshore | 40-60 | Intermittente, dipendente da vento |
| Gas naturale (CCGT) | 90-120 | Continuo, dipendente da prezzo gas |
| Nucleare tradizionale | 110-180 | Continuo 24/7, lunga vita utile (60+ anni) |
| Nucleare SMR (stima) | 90-150 | Continuo, prima generazione commerciale |
Dati: stime IEA (International Energy Agency) e Lazard LCOE 2024-2026. Il nucleare resta tra le fonti più costose da costruire ex novo; il vantaggio è la produzione continua 24/7 indipendente da meteo e stagione. Fotovoltaico ed eolico sono molto più economici per kWh prodotto ma richiedono integrazione con accumuli o fonti programmabili per stabilizzare la rete.
8 Impatto sulla bolletta domestica: cosa cambia oggi, cosa cambierà nel 2035+
Questa è la sezione che gli altri giornali non trattano. Vediamo i tre scenari temporali in modo concreto.
Oggi (2026): zero impatto.
- La legge delega non genera kWh, non sposta prezzi
- Le bollette continuano a essere determinate da ARERA secondo i meccanismi standard (PUN, mercato libero, tutela)
- La componente "smaltimento vecchio nucleare" (ARIM/ex A2) c'è già da 35 anni e resta invariata
Medio periodo (2027-2034): impatto incerto e contenuto.
- Possibili nuove voci negli oneri di sistema per finanziare l'avvio del programma (autorità, studi, infrastrutture preparatorie)
- Stima conservativa: 2-5 € all'anno per famiglia nei primi anni, crescenti se il programma decolla
- Nessun effetto diretto sui prezzi all'ingrosso dell'elettricità (il mix resta dominato da gas e rinnovabili)
Lungo periodo (2035-2050): potenziale stabilizzazione.
- Se i primi SMR entrano in produzione (~2035-2040), aggiungono capacità programmabile che riduce la dipendenza dal gas
- Possibile riduzione della volatilità dei prezzi all'ingrosso (oggi legati al gas TTF, il Title Transfer Facility olandese che è il benchmark europeo del prezzo gas)
- Impatto sulla bolletta domestica difficile da quantificare: dipenderà da quanti SMR, costi reali di costruzione, prezzi gas futuri, mix renewable installato
Mito da smontare: "il nucleare farà subito calare le bollette". Falso. Anche nello scenario migliore, l'impatto si vedrà non prima del 2035-2040 e sarà incrementale, non una rivoluzione tariffaria. Chi vuole ridurre la bolletta oggi deve guardare ad altro: cambio fornitore, fascia oraria, efficienza energetica e autoproduzione fotovoltaica sono i veri leve di breve periodo.
9 Confronto con la Francia: 70% nucleare, bollette davvero più basse?
La Francia è il caso di scuola: 56 reattori operativi producono circa il 70% dell'elettricità nazionale. È spesso citata come "prova" che il nucleare abbassa le bollette. La realtà è più sfumata.
Cosa è vero:
- I prezzi all'ingrosso dell'elettricità francese sono storicamente tra i più bassi della media UE
- L'autonomia energetica francese (export verso vicini, Italia inclusa) è notevole
- La produzione è programmabile e poco dipendente dai prezzi gas
Cosa va contestualizzato:
- Il prezzo finale per il consumatore domestico francese è mediamente più basso ma il gap si è ridotto negli ultimi anni
- Una parte significativa del vantaggio dipende dalla tariffa regolata EDF, non solo dal nucleare
- EDF (operatore pubblico) ha avuto problemi finanziari noti ed è stata nazionalizzata al 100% nel 2023
- Diversi reattori più vecchi (anni '70-'80) richiedono manutenzioni frequenti e costi di refit miliardari
- Il programma francese ha richiesto 30 anni di costruzioni concentrate (1970-2000) in un contesto politico-industriale unico nella storia
Replicare oggi il modello francese in Italia richiederebbe condizioni politiche, finanziarie e industriali molto diverse da quelle attuali. La transizione italiana, se avverrà, sarà gradualista (SMR + mix con rinnovabili) e diluita su 15-25 anni.
10 Scorie, sicurezza, dismissione: i nodi aperti
I temi più dibattuti restano gli stessi degli anni '80, ma con risposte tecnologiche nuove:
Scorie radioattive:
- L'Italia ha scorie esistenti (vecchie centrali + medicina nucleare) in stoccaggio temporaneo in vari siti SOGIN
- Il Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi è fermo da anni per opposizioni politiche locali (51 aree candidate nella CNAI, nessuna scelta ancora)
- Gli SMR di nuova generazione producono quantità minori di scorie ad alta attività, ma il problema della gestione di lungo periodo (migliaia di anni) resta aperto a livello mondiale
Sicurezza:
- Gli SMR hanno sicurezza passiva: raffreddamento per convezione naturale senza pompe elettriche (riduce drasticamente il rischio Fukushima-like)
- Ingombri minori e contenimento più semplice
- Resta il rischio sismico (l'Italia è paese sismico): la scelta dei siti dovrà essere rigorosa
Filiera industriale:
- L'Italia ha perso la filiera dopo 35 anni di stop (ENEA mantiene competenze limitate)
- Ricreare ingegneri, operai specializzati, fornitori certificati richiede tempo
- Probabile partnership con paesi che hanno già SMR in sviluppo (Francia, USA, Corea)
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Nucleare a parte, le leve concrete del 2026 restano fotovoltaico domestico, fascia F3 e cambio fornitore. Stima i tuoi consumi reali.
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L'annuncio Meloni del 13 maggio 2026 segna una svolta politica importante, ma è solo l'inizio di un percorso che impegnerà l'Italia per almeno 10-15 anni prima di vedere il primo SMR in rete, con scenari realistici che spostano la data oltre il 2040. La legge delega, anche se approvata entro l'estate, è il primo gradino di una scala lunga fatta di decreti, autorità, siti, autorizzazioni, costruzioni.
Per le bollette domestiche di oggi non cambia nulla: chi vuole risparmiare deve guardare alle leve concrete del 2026 (cambio fornitore, fasce orarie, efficienza, autoproduzione fotovoltaica). Nel lungo periodo (2035+), se i primi SMR entrano davvero in produzione, potrà esserci un effetto stabilizzante sui prezzi all'ingrosso, ma quantificarlo oggi è impossibile.
Il dibattito politico resterà acceso. Il consiglio pratico per il lettore: seguire i passaggi parlamentari del DDL A.C. 2669 nei prossimi mesi per capire se l'obiettivo "estate 2026" sarà davvero rispettato o se subirà i normali rinvii della politica italiana.